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Pagano - Gianfranco Franchi
L'Opinione più recente: ... e non di essere un "espresso", timbrato a priori come una raccomandata di ricevuta di ritorno. Ed eccoci allora arrivati ogg... altro |
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Essere o non essere
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| Prodotto: | Pagano - Gianfranco Franchi |
| Data: | 20/11/07 (156 letture) |
| Valutazione: | ![]() |
Vantaggi: \\\\\\\\\\
Svantaggi: \\\\\\\\\\\\\
Un anno e mezzo fa si celebrava l’esordio narrativo, apprezzandone lo stile e la poesia che permeava le pagine di quel "Disorder", del trentenne talentuoso scrittore Gianfranco Franchi, romano ma di estrazione triestina, letterato, webwriter di lunga data, ideatore di un portale di notevole fattura quale Lankelot, letteratura e sogni, agorà virtuale, attivo dal 2003 quale blog collettivo.
Intellettuale (parola che va liberata dalla ruggine corrosiva che l’ha resa impotente e schiava invece che limpida e libera), di destra, con malcelata e talvolta irrisoria acredine verso la cultura dominante che in Italia, è bene sempre ricordarlo, è stata sempre a sinistra perlomeno nel mainstream educativo e storiografico, ferocemente imbestialito dallo stato padrone che tartassa il comune cittadino schiavizzandolo con lacci e vincoli che avrebbero fatto rabbrividire anche il Kafka de "Il Castello" o de "Il processo", desolatamente lasciato solo perché "diverso" e fiero della diversità, spersonalizzato dalla assoluta mancanza di rispetto della attuale società italiana verso chi pratica e si nutre della attività letteraria, Franchi più che raccontarsi si specchia, ma non con atteggiamenti vanitosi o pateticamente di autocommiserazione, bensì con la certezza amara e velenosa di uno stato di cose inaccettabile epperò non scalfibile, quasi immanente nella sua gelida e obbrobriosa assolutezza granitica anche se spesso tronfia e pacchiana.
Allora come oggi, il testo era edito dalla coraggiosa casa editrice Il Foglio, casa dove le voci non sono un mero coro di accompagnamento al nulla. Dove ad un trentenne dotato viene data la possibilità di esprimersi e non di essere un "espresso", timbrato a priori come una raccomandata di ricevuta di ritorno. Ed eccoci allora arrivati oggi a "Pagano", una sorta di approfondimento di alcuni temi presenti nel primo libro, dichiarata parte di una trilogia narrativa in fieri che si concluderà ovviamente con la terza prova.
Questo “Pagano” registra, rispetto al precedente, comunque una vigorosa sterzata in termini di presa di posizione e di resistenza verso tutto, verso il resto che osteggia e ci limita, non ci fa respirare
I corto circuiti sintattici (e non lessicali) che stilizzavano senza debordare la narrazione presente in Disorder sono qui molto più parchi e rarefatti, quello che colpisce è il tono quasi violento, sostenuto, senza sfociare nell’aulico o nel retorico, un parlare franco, chiaro, diretto limpido al cuore. Quello che là assomigliava all’esteta, al dandy, lascia qui spazio al grido di dolore, alla rabbia, all’odio o meglio allo sdegno verso un apparato socio-politico esistenziale che pare non lasciare mai margini di sviluppo alla piena soddisfazione.
Parliamoci chiaro. Pagano è un libro "indigesto", credo assolutamente di difficile lettura per tutti quelli che si sono abbarbicati tenacemente e ciecamente in alcune certezze sociologiche e politiche, teso a sconcertare animi culturalmente fragili e plagiati dalla imposta e coattiva fratellanza massmediatica dedita allo svuotamento consensuale del cervello. Perchè questo antiromanzo (tale è la sua struttura e la sua non narratività che invece poi diventa narrativa allo stato puro e non grezzo) è una costante aggressione al "modus vivendi" attuale nel nostro presunto paese, con una stentorea presa di posizione nei confronti della storia recente d’Italia che, in molti ormai, crediamo alla deriva, sorpassata dal proprio ricordo e imbolsita dalla sua autoreferenziale chimera di diventare nazione.
Quello di Franchi dunque non è un semplice disagio esistenziale o politico, ma la rabbia e la forza di rivendicare fieramente uno spazio autonomo in un ambiente che spazio non ne ha e comunque non ne regala, un urlo, suggestivo e lacerante come per esempio quello ieraticamente e magnificamente rappresentato su tela da Munch agli inizi del novecento,.
Struttura dicevamo sui generis, modellata ed intonata come un "pamphlet", sorta di "cahier de doléance", quei quaderni di doglianza, lacrime e sangue che fecero furore contro il prossimo decapitato Luigi XVI, re di Francia, “Pagano” ricorda per forma e non certo per contenuti il romanzo-saggio di cui Kundera diede un indiscutibile e magistrale esempio scrivendo "L’insostenibile leggerezza dell’essere". E poi, nella parte finale, con una sorta di zoologia fantastica quasi onirica ma in realtà lucidissima, dedicata ad una "memorabile" cena nella casa paterna, si lascia intravedere quello che magari potrà essere uno dei possibili sbocchi futuri di Franchi,almeno in narrativa.
Un testo di pura e sacra Letteratura allora, capace di mettere in discussione (più che discuterle meramente) le memorie acquisite, perché questo un libro che parla franco, apodittico, un manifesto che non lascia dubbi.
Notevole, comunque, per rigore ed onestà intellettuale, così scarsa e rara nel mondo editoriale italiano, presa di coscienza che credo (non spero, credo) sarà fervida di sviluppi e architetture future ancor più vigorose.
Se non fosse che lo conosco di persona gli scriverei una lettera.
Tanto per dirgli che "sai caro Franchi, per quanto mi riguarda hai colto nel segno". Perché Franchi è uno che fa la differenza parlando a suo modo della "differenza". Differire, differenziarsi, non amalgamarsi, combattere lealmente e non marcire. Esponendo il proprio fianco alle critiche ma nello stesso tempo, preparandosi a battagliare gagliardamente.
Alla faccia delle mode.
Alla faccia delle convenienze e dei convenevoli.
"Pagano è un sintetico ma intenso manifesto di chi ha perso ogni residua religione e vive sdraiato e scomodo in questo mondo invadente e che tutto sommato appare come girare al contrario. Non è un testo con cui andare per forza d’accordo, ma una lettura appagante, scevra di neologismi alla moda o facili "accattivamenti", zeppo di Letteratura e culto del bello, vivo e lirico, con le sue imperfezioni magari, ma d’altronde liberarsi dei propri "ma" e "perché" comporta certo una imperfettitudine, siamo uomini, non caporali.
Per chi adora leggere testi stimolanti e non degli odiosi e mercificati sonniferi letterari che vogliono solo la complicità, il sonno invece che la pacifica collisione (non collusione) delle idee. Bravo Franchi, davvero, è stato un piacere. Leggerti, dico.
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Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio).
Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen
Conclusione: to be continued...
Valutazione globale: Molto utile
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- 22/01/08 naturalmente corona, non c'è dubbio! |
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- 22/01/08 Wow, allora il mio istinto non sbaglia nell'indirizzarsi verso gli scrittori triestini! Ciao, L. |
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- 28/11/07 corona..come al solito! |



