I racconti di mamma Oca - Charles Perrault
Qualcosa che scaldi il cuore - I racconti di mamma Oca - Charles Perrault Libri

L'Opinione più recente: ... ai sogni di bambini. Guardare gli occhioni spaventati all' arrivo del lupo cattivo, o il sorriso felice e soddisfatto all' arrivo del... altro

Qualcosa che scaldi il cuore
I racconti di mamma Oca - Charles Perrault

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I racconti di mamma Oca - Charles Perrault

Data: 13/12/01   Ultima modifica il 28/11/03 (2427 letture)

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Biancaneve, Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco, sono titoli di storie universalmente note.

Le fiabe sono talmente intersecate nella nostra memoria e nella nostra tradizione che sembrano far parte della realtà naturale come le montagne, il mare, gli alberi.

Eppure anche le fiabe hanno una data di nascita che è lontanissima nel tempo.

E'assodato che le fiabe sono il frutto di un lungo e faticoso accumulo di esperienze vissute in età primitive e molto tempo prima che scrittori come Charles Perrault o i fratelli Grimm dessero loro una forma compiuta.

Questi autori, in realtà, non fecero altro che rielaborare un patrimonio immane che viveva da tempi lontanissimi e che si tramandava nella tradizione popolare, secondo contenuti e schemi narrativi straordinariamente simili anche in culture distanti tra loro.



Charles Perrault, letterato e Accademico di Francia, pubblicò "I racconti di mia mamma l'Oca" nel 1697, undici fiabe tra cui alcune note in tutto il mondo: "Cappuccetto rosso", "Barbablù", "Il gatto con gli stivali", "La bella addormentata nel bosco", "Cenerentola".



Uno dei temi classici della fiaba riguarda la bella e la bestia.

Infatti eccolo affrontato ne la prima fiaba del libro di Perrault "Cappuccetto Rosso", famosissima e perennemente nelle hit parade delle fiabe.

E' brevissima ma contiene tutto il mix di elementi che caratterizzeranno il genere.

Inizia con "C'era una volta" e si dipana in modo semplice e con finta ingenuità, ricorre nel dialogo a ritmi cantilenanti, espressioni amplificate e anche crude che generano paura se a leggere è un bambino, malizia se è un adulto.

E dulcis in fundo ha un finale terribile e tragico, "Cappuccetto rosso" viene ingoiata dal lupo e non vi è scampo e questo valga da monito alle bambine poco prudenti.



Ma Perrault scrive in particolare per gli adulti, per il letterati e per le dame di corte: nella sua versione la chiave di lettura è la seduzione della ragazza ingenua, come indica la morale in versi che chiude, come da prassi, il racconto:

"Qui si vede che i bimbi, ed ancor più le care

Bimbe, così ben fatte, belline ed aggraziate,

Han torto di ascoltare persone non fidate

Perché c'è sempre il Lupo che se le può mangiare.

Dico il Lupo perché non tutti i lupi

Son d'una specie, e ben ve n'è di astuti

Che, in silenzio, e dolciastri, e compiacenti,

Inseguon le imprudenti

Fin nell case. Ahimè, son proprio questi

I lupi più insidiosi, e più funesti!"



Secondo lo psicanalista austriaco Bruno Bettelheim le fiabe popolari hanno una funzione educativa, servono a dare sostanza alle fantasie del bambino e alle sue paure e possono servire per superare queste ultime.

Perrault desiderava intrattenere il suo pubblico e nello stesso tempo indottrinare fornendo una morale finale.

Bettelheim sostiene che Perrault ha modificato le sue fiabe per raggiungere questo scopo e in questo ha fatto perdere buona parte del loro significato.

Il lupo rappresenta una metafora che è chiaramente comprensibile, come lo è la morale finale.

In questo modo si limita l'immaginazione del lettore che non può spaziare come vorrebbe ma si trova incanalata dentro i binari precostituiti dall'autore.

Perrault rende tutto esplicito perché è legato ad un'ottica razionalistica che non prevede lo svilupparsi della fantasia.



Di "Cappuccetto Rosso" è famosa ancor di più la versione dei fratelli Grimm ai quali non piacque la versione di Perrault ritenuta troppo cruenta e tanto meno potevano accettare il tono malizioso che egli aveva dato all'antico racconto popolare.

Nella loro versione creano il personaggio del cacciatore che salverà Cappuccetto e anche la nonna in quanto aprirà il ventre del lupo.



La versione dei fratelli Grimm è anch'essa del tutto legittima perché queste fiabe tramandate oralmente di generazione in generazione si prestavano ad essere maneggiate come plastilina.

In questo modo venivano manipolate in base alle sensazioni, al vissuto, agli umori di chi ascoltava e di chi raccontava.

Di "Cenerentola" sono state contate 345 varianti.

Molteplici sono anche le interpretazioni che gli studiosi di folklore hanno fornito in merito alle fiabe.

Giuseppe Sermonti in un suo libro "Fiabe di Luna" sostiene di rintracciare in tutte le fiabe e soprattutto in quelle dei fratelli Grimm un continuo riferimento ai cicli della Luna.

La lettura è estremamente affascinante, offre spunti imprevisti e chiavi di lettura impensabili.



Le fiabe ricorrono al linguaggio simbolico, per evidenziare un contenuto inconscio.

In sostanza, all'interno delle fiabe si trovano espressi in forma simbolica fenomeni psicologici interiori.

Durante l'infanzia, quando si è in un totale marasma e manca ogni sicurezza interiore, la fiaba rappresenta per il bambino la possibilità di maneggiare materiale fantastico che propone in forma simbolica in che cosa consiste la lotta per perseguire l'autorealizzazione e al contempo, grazie al lieto fine, lenire le ansie.



Incontri con streghe, fate, belve, personaggi incredibili e dotati di poteri speciali rendono piacevole e nello stesso tempo alludono simbolicamente a certi passaggi cruciali della crescita in senso psico-sociale.

Un bambino può rivivere la sofferenza causata da gelosia nei confronti dei fratelli o nei soprusi subiti quando legge "Cenerentola".



Oppure le incertezze intrise di angoscia del passaggio dall'infanzia all'adolescenza come in "Cappuccetto rosso", la ragazzina famosa quanto vistosa, il rosso è il colore della seduzione, del fuoco, della passione, divorata dal lupo, emblema del seduttore e salvata nella fiaba dei Grimm dal bravo cacciatore, simbolo della figura paterna, forte responsabile e liberatrice.





Ogni volta che si sente "C'era una volta"...inizia una nuova magia, si scivola in un mondo fantastico e si sogna, e il cuore si scalda e così la mente.



Le fiabe sono state studiate da Vladimir Propp che le ha analizzate nelle loro costanti, nel loro reiterare la medesima situazione pur sotto spoglie diverse.



Nel nostro paese Italo Calvino ha raccolto fiabe della nostra tradizione popolare, mi piace concludere con le sue parole:

" Le fiabe sono vere.

Sono, prese tutte insieme, nella loro ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita..."

da "Sulla fiaba" di Italo Calvino



Conclusione:

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